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Mirtilli, microbiota e cervello: cosa dice davvero la ricerca su ADHD, autismo e salute del neurosviluppo?

2026-07-21 16:06

Romina Giuliani

Mirtilli, microbiota e cervello: cosa dice davvero la ricerca su ADHD, autismo e salute del neurosviluppo?

Negli ultimi anni i polifenoli sono diventati uno dei temi più studiati nell'ambito della nutrizione funzionale. Tra questi, gli antociani, pigmenti n

 

Negli ultimi anni i polifenoli sono diventati uno dei temi più studiati nell'ambito della nutrizione funzionale. Tra questi, gli antociani, pigmenti naturali responsabili del caratteristico colore blu-violaceo dei mirtilli, hanno attirato l'attenzione della comunità scientifica per i loro possibili effetti sul cervello.

Una review pubblicata nel 2026 sulla rivista Nutrients ha raccolto le evidenze disponibili sul ruolo dei composti bioattivi del mirtillo nella salute cerebrale e nei disturbi del neurosviluppo, analizzando i possibili meccanismi attraverso cui questi alimenti potrebbero influenzare l'asse microbiota-intestino-cervello.

 

Perché i mirtilli sono così interessanti?

I mirtilli rappresentano una delle principali fonti alimentari di antociani, una classe di flavonoidi appartenente ai polifenoli. Oltre agli antociani, contengono acidi fenolici, flavonoli e altri composti bioattivi che possono interagire con numerosi processi biologici.

Per molto tempo si è pensato che i loro benefici dipendessero principalmente dall'attività antiossidante. Oggi sappiamo che il loro ruolo è molto più complesso.

Queste molecole influenzano infatti processi coinvolti nella risposta infiammatoria, nella funzione mitocondriale, nella plasticità neuronale e, soprattutto, nella comunicazione tra intestino e cervello.

 

Il microbiota è il vero protagonista

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il destino degli antociani dopo l'ingestione.

Solo una piccola quota viene assorbita nell'intestino tenue. La maggior parte raggiunge invece il colon, dove entra in contatto con il microbiota intestinale.

Qui i batteri intestinali trasformano gli antociani in metaboliti bioattivi, come diversi acidi fenolici, che possono essere assorbiti e raggiungere numerosi tessuti, incluso il sistema nervoso centrale.

Il rapporto è inoltre bidirezionale: non solo il microbiota metabolizza i polifenoli, ma questi ultimi sembrano favorire la crescita di alcuni microrganismi associati a uno stato di eubiosi, tra cui specie appartenenti ai generi Bifidobacterium e Lactobacillus.

Questo rappresenta uno dei principali meccanismi attraverso cui l'alimentazione potrebbe contribuire alla modulazione dell'asse microbiota-intestino-cervello.

 

I possibili meccanismi biologici

Secondo la review, gli antociani potrebbero contribuire a:

  • ridurre lo stress ossidativo;
  • modulare la neuroinfiammazione;
  • sostenere la funzione mitocondriale;
  • favorire la plasticità sinaptica;
  • aumentare l'espressione di fattori neurotrofici, come il BDNF;
  • modulare la composizione e l'attività metabolica del microbiota intestinale.

È importante sottolineare che gran parte di queste conoscenze deriva da studi sperimentali in vitro e da modelli animali. Sebbene il razionale biologico sia convincente, la sua traduzione nella pratica clinica richiede ulteriori conferme.

 

Cosa sappiamo sull'ADHD?

L'attenzione verso il ruolo dell'alimentazione nell'ADHD è in costante crescita.

La review riporta alcuni studi condotti in bambini sani che hanno osservato miglioramenti temporanei di attenzione, memoria e funzioni esecutive dopo il consumo di mirtilli o di alimenti ricchi di antociani.

Tuttavia, quando si analizzano gli studi condotti in bambini con diagnosi di ADHD, le evidenze risultano ancora limitate.

Ad oggi non esistono dati sufficientemente robusti per affermare che il consumo di mirtilli migliori i sintomi dell'ADHD o possa essere considerato un trattamento nutrizionale specifico.

 

E nel disturbo dello spettro autistico?

Anche nel caso dell'autismo il razionale biologico appare interessante.

Numerosi studi hanno descritto alterazioni del microbiota intestinale in una parte delle persone con disturbo dello spettro autistico e un'aumentata attivazione dei processi infiammatori e ossidativi.

In modelli animali, alcuni estratti ricchi di antociani hanno mostrato la capacità di ridurre la neuroinfiammazione, migliorare l'integrità della barriera intestinale e attenuare alcuni comportamenti assimilabili ai sintomi dell'autismo.

Questi risultati, però, non possono essere trasferiti automaticamente all'uomo.

Gli studi clinici disponibili sono ancora troppo pochi per stabilire se tali effetti abbiano una reale rilevanza terapeutica.

 

Il limite principale della ricerca

Uno degli aspetti più apprezzabili della review è la prudenza degli autori.

In nessun punto viene suggerito che i mirtilli rappresentino una terapia per ADHD o autismo.

Al contrario, gli autori sottolineano che le evidenze attuali supportano esclusivamente l'ipotesi di un possibile ruolo come strategia nutrizionale complementare, da approfondire attraverso studi clinici randomizzati di elevata qualità.

Questo è un messaggio fondamentale in un'epoca in cui singoli alimenti vengono spesso presentati come "superfood" capaci di prevenire o curare qualsiasi patologia.

 

In conclusione 

La ricerca sul rapporto tra alimentazione, microbiota e cervello sta aprendo scenari estremamente promettenti.

I mirtilli rappresentano certamente un alimento interessante all'interno di un'alimentazione ricca di frutta, verdura e altri alimenti vegetali, grazie al loro elevato contenuto di polifenoli.

Tuttavia, le conoscenze attuali non consentono di considerarli un trattamento per i disturbi del neurosviluppo.

Il messaggio più corretto, alla luce delle evidenze disponibili, è che i mirtilli possono contribuire a sostenere la salute dell'asse microbiota-intestino-cervello nell'ambito di uno stile di vita complessivamente sano, ma il loro impiego terapeutico in ADHD o autismo richiede ancora solide conferme cliniche.

 

Blueberry Bioactives as Adjunctive Nutritional Strategies for Pediatric Neurodevelopmental and Emotional–Behavioral Health: Mechanisms, Evidence, and Translational Challenges. Nutrients. 2026;18(13):2039. doi:10.3390/nu18132039.

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