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Microbiota-Gut-Brain Axis, neuroinfiammazione e depressione: il potenziale ruolo di Lactobacillus rhamnosus GG

2026-05-21 11:40

Romina Giuliani

Salute mentale, Gut Brain Axis,

Microbiota-Gut-Brain Axis, neuroinfiammazione e depressione: il potenziale ruolo di Lactobacillus rhamnosus GG

Negli ultimi anni la ricerca neuroscientifica ha progressivamente abbandonato la visione riduzionistica della depressione come semplice “deficit di se

Negli ultimi anni la ricerca neuroscientifica ha progressivamente abbandonato la visione riduzionistica della depressione come semplice “deficit di serotonina”, orientandosi verso modelli biologici molto più complessi che coinvolgono neuroinfiammazione, stress cronico, immunità, metabolismo e asse microbiota–intestino–cervello. In questo contesto, il microbiota intestinale è emerso come uno dei principali regolatori sistemici in grado di influenzare non soltanto la fisiologia gastrointestinale, ma anche la funzione cerebrale, il comportamento e la risposta allo stress.

L’intestino ospita trilioni di microrganismi capaci di produrre metaboliti bioattivi, modulare il sistema immunitario e comunicare con il sistema nervoso centrale attraverso vie endocrine, metaboliche, immunitarie e neurali, inclusa la trasmissione vagale. Questa rete bidirezionale, nota come gut–brain axis, rappresenta oggi uno dei campi più promettenti della psiconeuroimmunologia contemporanea.

Numerose evidenze suggeriscono che alterazioni della composizione e della funzione del microbiota intestinale possano contribuire alla disregolazione neuroimmunitaria osservata nei disturbi depressivi. In particolare, condizioni di disbiosi intestinale sembrano associate ad aumento della permeabilità intestinale, traslocazione di lipopolisaccaridi batterici, attivazione immunitaria sistemica e incremento di citochine pro-infiammatorie. Questi fenomeni possono influenzare direttamente la neuroinfiammazione e la funzione cerebrale, contribuendo alla disregolazione dell’asse ipotalamo–ipofisi–surrene (HPA axis), della neuroplasticità e dei sistemi neurotrasmettitoriali coinvolti nella regolazione dell’umore.

In questo scenario si inserisce il crescente interesse verso gli psicobiotici, termine introdotto per descrivere specifici microrganismi potenzialmente in grado di esercitare effetti neurobiologici benefici attraverso la modulazione dell’asse microbiota–intestino–cervello. Tra i ceppi maggiormente studiati compare Lactobacillus rhamnosus GG (LGG), recentemente analizzato in uno studio pubblicato su Probiotics and Antimicrobial Proteins dal titolo Promising Antidepressant Potential: The Role of Lactobacillus rhamnosus GG in Mental Health and Stress Response.

Gli autori hanno valutato gli effetti di LGG in un modello animale di depressione indotta da stress cronico, confrontandolo con farmaci antidepressivi comunemente utilizzati, tra cui bupropione e venlafaxina. Gli animali sottoposti a stress cronico mostravano alterazioni comportamentali compatibili con fenotipi depressivi e ansiosi, associate a neurodegenerazione, attivazione gliale e importanti modificazioni neurochimiche. Parallelamente, venivano osservate alterazioni dell’integrità intestinale e markers compatibili con una maggiore permeabilità della barriera gastrointestinale.

Il trattamento con Lactobacillus rhamnosus GG è risultato associato a un miglioramento significativo di diversi parametri comportamentali correlati allo stress e alla depressione. I ricercatori hanno inoltre osservato una modulazione di pathway neurobiologici coinvolti nella regolazione emotiva e nella neuroplasticità. In particolare, LGG sembrava influenzare l’espressione di sistemi serotoninergici, dopaminergici e GABAergici, oltre a determinare un incremento del brain-derived neurotrophic factor (BDNF), molecola chiave nei processi di plasticità sinaptica, sopravvivenza neuronale e adattamento cerebrale allo stress.

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il possibile coinvolgimento della neuroinfiammazione. Sempre più evidenze suggeriscono che l’infiammazione cronica di basso grado rappresenti uno dei meccanismi centrali nella fisiopatologia dei disturbi depressivi. Le cellule gliali attivate rilasciano mediatori pro-infiammatori capaci di alterare la neurotrasmissione, compromettere la neuroplasticità e influenzare il metabolismo del triptofano attraverso l’attivazione della via della chinurenina. In questo studio, il trattamento con LGG risultava associato a una riduzione dell’attivazione gliale e della neurodegenerazione, suggerendo un potenziale effetto immunomodulante del ceppo probiotico.

Parallelamente, il miglioramento dell’integrità della barriera intestinale osservato negli animali trattati rafforza ulteriormente il legame tra intestino e cervello. La permeabilità intestinale aumentata consente infatti il passaggio di endotossine batteriche e metaboliti pro-infiammatori nel circolo sistemico, contribuendo all’attivazione immunitaria cronica e alla neuroinfiammazione. Questo meccanismo rappresenta uno dei principali modelli biologici attraverso cui il microbiota potrebbe influenzare la salute mentale.

Nonostante l’interesse crescente verso gli psicobiotici, è fondamentale interpretare questi risultati con cautela. Lo studio è stato condotto su modelli animali e non consente di trasferire automaticamente le conclusioni all’uomo. Inoltre, la risposta ai probiotici appare fortemente ceppo-specifica e dipendente da numerosi fattori individuali, tra cui alimentazione, assetto genetico, farmaci, stato infiammatorio, composizione del microbiota residente ed esposizione cronica allo stress.

La depressione rimane una condizione multifattoriale estremamente complessa, influenzata da componenti biologiche, psicologiche, ambientali e sociali. Ridurre tutto alla semplice assunzione di un probiotico rappresenterebbe una semplificazione fuorviante e scientificamente scorretta. Tuttavia, studi come questo contribuiscono a rafforzare un concetto sempre più centrale nella medicina contemporanea: il cervello non può essere considerato un organo isolato dal resto dell’organismo.

L’asse microbiota–intestino–cervello rappresenta oggi uno dei paradigmi più innovativi per comprendere le interazioni tra metabolismo, immunità, infiammazione e funzione cerebrale. In questo contesto, gli psicobiotici potrebbero in futuro diventare strumenti complementari all’interno di approcci integrati alla salute mentale, soprattutto nei soggetti caratterizzati da disbiosi, infiammazione cronica e alterazioni della barriera intestinale.

 

Springer – Promising Antidepressant Potential: The Role of Lactobacillus rhamnosus GG in Mental Health and Stress Response

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