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Dr. Romina Giuliani

Microbiota intestinale, sinbiotici e carcinoma colorettale

2026-05-17 16:41

Romina Giuliani

Microbiota intestinale, sinbiotici e carcinoma colorettale

Il carcinoma colorettale (CRC) rappresenta una delle principali cause di mortalità oncologica a livello mondiale e continua a costituire una delle sfi

 

Il carcinoma colorettale (CRC) rappresenta una delle principali cause di mortalità oncologica a livello mondiale e continua a costituire una delle sfide più complesse della medicina moderna. Sebbene la carcinogenesi colorettale sia stata storicamente interpretata prevalentemente come il risultato di alterazioni genetiche ed epigenetiche a carico delle cellule epiteliali intestinali, negli ultimi anni la ricerca ha profondamente modificato questa visione, evidenziando il ruolo centrale del microbiota intestinale nella regolazione dell’omeostasi mucosale, dell’infiammazione cronica e dell’immunità antitumorale.

Il tratto gastrointestinale umano ospita infatti un ecosistema microbico estremamente complesso, composto da trilioni di microrganismi coinvolti in numerose funzioni fisiologiche: metabolismo energetico, sintesi vitaminica, modulazione immunitaria, protezione dalla colonizzazione patogena e mantenimento dell’integrità della barriera intestinale. Alterazioni qualitative e quantitative di questa comunità microbica — fenomeno noto come disbiosi intestinale — sono oggi considerate uno dei possibili fattori coinvolti nella progressione tumorale colorettale.

In questo contesto stanno emergendo nuove strategie terapeutiche e preventive microbiome-based, tra cui i sinbiotici, definiti dalla International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics (ISAPP) come combinazioni di microrganismi vivi e substrati selettivamente utilizzati dai microbi dell’ospite in grado di conferire un beneficio alla salute. L’interesse scientifico nei confronti dei sinbiotici deriva dalla loro potenziale capacità di modulare la composizione e la funzionalità del microbiota intestinale, influenzando pathway biologici coinvolti nella carcinogenesi, nell’infiammazione e nella regolazione immunitaria.

Lo studio pubblicato su Nutrients dal titolo “Synbiotics as a Microbiome-Based Strategy in Colorectal Cancer” analizza criticamente le evidenze più recenti riguardanti il possibile ruolo dei sinbiotici nella prevenzione e nella gestione del carcinoma colorettale, aprendo scenari estremamente interessanti nell’ambito della medicina di precisione e dell’oncologia integrata.

 

Microbiota intestinale e carcinogenesi colorettale

L’intestino rappresenta una delle principali interfacce immunologiche dell’organismo umano. La mucosa intestinale è continuamente esposta a antigeni alimentari, metaboliti microbici e componenti batteriche potenzialmente pro-infiammatorie. In condizioni fisiologiche, il microbiota contribuisce al mantenimento dell’omeostasi immunitaria attraverso la produzione di metaboliti benefici, la regolazione delle tight junctions e la modulazione delle cellule immunitarie residenti.

Quando questo equilibrio viene alterato, possono instaurarsi fenomeni di permeabilità intestinale aumentata, endotossinemia metabolica e infiammazione cronica di basso grado, condizioni oggi fortemente associate a numerose patologie croniche, incluse quelle oncologiche.

Nel carcinoma colorettale sono state osservate significative alterazioni della composizione microbica intestinale, con riduzione della biodiversità e aumento di specie pro-infiammatorie e potenzialmente oncogene. Tra i microrganismi maggiormente studiati vi sono Fusobacterium nucleatum, alcuni ceppi di Escherichia coli e Bacteroides fragilis.

Fusobacterium nucleatum, ad esempio, sembra favorire la progressione tumorale attraverso molteplici meccanismi: attivazione di pathway infiammatori, modulazione immunitaria locale, induzione di microambienti ipossici e promozione della proliferazione cellulare. Alcuni ceppi di E. coli produttori di colibactina sono invece associati a danno diretto del DNA e instabilità genomica, mentre Bacteroides fragilis enterotossigeno può indurre produzione di citochine pro-infiammatorie e alterazioni della barriera epiteliale.

Questi dati suggeriscono come il microbiota intestinale non sia un semplice spettatore passivo della carcinogenesi, ma possa partecipare attivamente alla costruzione del microambiente tumorale.

 

Infiammazione cronica, barriera intestinale e microambiente tumorale

Uno degli aspetti più rilevanti emersi negli ultimi anni riguarda il legame tra disbiosi intestinale e infiammazione cronica sistemica. La perdita di integrità della barriera intestinale consente infatti il passaggio di lipopolisaccaridi batterici (LPS), tossine microbiche e antigeni pro-infiammatori all’interno della circolazione sistemica, con conseguente attivazione persistente del sistema immunitario.

A livello molecolare, questo fenomeno comporta l’attivazione di pathway intracellulari come NF-κB, STAT3 e MAPK, associati a proliferazione cellulare, angiogenesi, sopravvivenza tumorale e produzione di citochine infiammatorie quali IL-6, TNF-α e IL-1β.

L’infiammazione cronica favorisce inoltre la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e azoto (RNS), aumentando il danno ossidativo al DNA e promuovendo mutazioni genomiche potenzialmente oncogene.

Parallelamente, la disbiosi altera profondamente il microambiente tumorale, modificando la risposta immunitaria locale e l’attività delle cellule immunocompetenti infiltranti il tessuto neoplastico. È proprio in questo scenario che la modulazione del microbiota intestinale attraverso strategie nutrizionali e microbiome-based potrebbe acquisire un ruolo terapeutico rilevante.

 

Sinbiotici: oltre il concetto di “probiotico”

Per molti anni il termine “probiotico” è stato utilizzato in modo spesso semplicistico e poco rigoroso. Oggi, invece, la ricerca sta cercando di comprendere in maniera più sofisticata le interazioni ecologiche che avvengono all’interno dell’ecosistema intestinale.

I sinbiotici rappresentano una delle evoluzioni più interessanti di questo approccio. A differenza della semplice associazione casuale tra probiotici e fibre, i sinbiotici vengono progettati per creare un’interazione funzionale tra il microrganismo somministrato e il substrato metabolico in grado di favorirne selettivamente crescita, sopravvivenza e attività metabolica.

La letteratura distingue attualmente:

  • sinbiotici complementari, in cui probiotico e prebiotico agiscono indipendentemente;
  • sinbiotici sinergici, in cui il substrato viene selettivamente utilizzato dal microrganismo co-somministrato.

Questa distinzione non è puramente teorica, ma riflette una crescente attenzione verso approcci microbiome-based personalizzati e funzionalmente mirati.

 

SCFA, butirrato e regolazione epigenetica

Uno dei meccanismi biologici più studiati attraverso cui i sinbiotici potrebbero esercitare effetti protettivi riguarda la produzione di acidi grassi a corta catena (SCFA), in particolare acetato, propionato e butirrato.

Il butirrato riveste un ruolo particolarmente importante nel colon. Oltre a rappresentare la principale fonte energetica dei colonociti, questo metabolita microbico possiede attività immunomodulanti, antinfiammatorie ed epigenetiche.

Numerosi studi suggeriscono che il butirrato possa:

  • ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie;
  • migliorare l’integrità della barriera intestinale;
  • aumentare l’espressione delle tight junction proteins;
  • promuovere la differenziazione delle cellule T regolatorie;
  • modulare l’attività delle istone deacetilasi (HDAC).

Quest’ultimo aspetto è particolarmente interessante in ambito oncologico. L’inibizione delle HDAC può infatti influenzare l’espressione genica di pathway coinvolti nella proliferazione cellulare, nell’apoptosi e nel differenziamento cellulare, suggerendo un possibile ruolo del butirrato nella regolazione epigenetica della carcinogenesi colorettale.

 

Microbiota e immunità antitumorale

Un altro ambito di crescente interesse riguarda l’interazione tra microbiota intestinale e sistema immunitario antitumorale. Le evidenze più recenti mostrano come il microbiota possa influenzare la funzione delle cellule dendritiche, delle cellule NK e dei linfociti T CD8+, modulando la capacità dell’organismo di riconoscere ed eliminare le cellule tumorali.

Negli ultimi anni è emerso inoltre un possibile collegamento tra composizione del microbiota e risposta all’immunoterapia oncologica. Alcuni profili microbici sembrano infatti associarsi a una migliore efficacia degli immune checkpoint inhibitors, suggerendo che il microbiota possa diventare, in futuro, un vero e proprio biomarcatore terapeutico.

In questo contesto, la modulazione del microbiota attraverso sinbiotici potrebbe rappresentare una strategia complementare finalizzata non solo alla prevenzione, ma anche al supporto delle terapie oncologiche.

 

Dieta occidentale, perdita di biodiversità microbica e rischio oncologico

L’alimentazione rappresenta uno dei principali fattori in grado di influenzare il microbiota intestinale. La dieta occidentale, caratterizzata da elevato consumo di alimenti ultra-processati, zuccheri raffinati, grassi saturi e ridotto apporto di fibre fermentabili, è associata a perdita di biodiversità microbica, aumento della permeabilità intestinale e infiammazione cronica.

Al contrario, modelli alimentari ricchi di fibre, polifenoli e alimenti vegetali — come la dieta mediterranea — sembrano favorire la crescita di batteri produttori di SCFA e promuovere un ambiente metabolico più favorevole.

Questo aspetto rafforza ulteriormente il concetto secondo cui il carcinoma colorettale non possa essere interpretato esclusivamente come una patologia genetica, ma debba essere considerato il risultato di una complessa interazione tra fattori ambientali, immunologici, metabolici e microbiologici.

 

Conclusioni

Le evidenze attualmente disponibili suggeriscono che il microbiota intestinale partecipi attivamente alla regolazione del microambiente tumorale nel carcinoma colorettale, influenzando infiammazione, immunità, permeabilità intestinale e metabolismo cellulare.

In questo scenario, i sinbiotici stanno emergendo come una delle strategie microbiome-based più promettenti. Sebbene molte evidenze derivino ancora da modelli sperimentali e studi preliminari, il loro potenziale biologico appare estremamente rilevante nell’ambito della medicina integrata e della modulazione personalizzata del microbiota. Il tumore del colon-retto non riguarda soltanto le cellule tumorali. Riguarda anche il contesto biologico in cui quelle cellule crescono: il microbiota, il sistema immunitario, la barriera intestinale e l’infiammazione cronica. Ed è proprio in questo ecosistema che la ricerca sta iniziando a cercare nuove possibilità terapeutiche.

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