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Il paradosso israeliano: limiti del paradigma colesterolo-centrico nella prevenzione cardiovascolare

2026-05-17 15:55

Romina Giuliani

Il paradosso israeliano: limiti del paradigma colesterolo-centrico nella prevenzione cardiovascolare

Il cosiddetto “paradosso israeliano” rappresenta uno dei primi segnali di crisi del modello riduzionista che associa in modo diretto e lineare i livel

 

Il cosiddetto “paradosso israeliano” rappresenta uno dei primi segnali di crisi del modello riduzionista che associa in modo diretto e lineare i livelli di colesterolo sierico al rischio cardiovascolare. Osservato in Israele tra gli anni Settanta e Novanta, questo fenomeno ha evidenziato una discrepanza significativa tra i livelli medi relativamente bassi di colesterolo nella popolazione e un’elevata incidenza di patologie cardiovascolari. In quel contesto, le raccomandazioni nutrizionali erano fortemente orientate alla riduzione dei grassi saturi, promuovendo contestualmente un aumento del consumo di oli vegetali ricchi in acidi grassi polinsaturi, in particolare acido linoleico (omega-6). Questo approccio, coerente con le conoscenze dell’epoca, portò effettivamente a una riduzione dei livelli medi di colesterolo totale. Tuttavia, non si osservò una parallela riduzione del rischio cardiovascolare.

Una possibile chiave interpretativa risiede nella natura degli acidi grassi polinsaturi. Sebbene fisiologicamente essenziali, questi lipidi sono altamente suscettibili all’ossidazione, soprattutto quando sottoposti a processi di raffinazione industriale e a stress termico. I prodotti di ossidazione lipidica, inclusi i lipoperossidi, svolgono un ruolo cruciale nella disfunzione endoteliale e nella progressione dell’aterosclerosi.

Inoltre, l’eccessivo apporto di omega-6, in assenza di un adeguato bilanciamento con gli omega-3, può favorire la sintesi di eicosanoidi pro-infiammatori, contribuendo a uno stato di infiammazione cronica di basso grado, oggi riconosciuto come uno dei principali driver delle malattie cardiovascolari. Questi elementi suggeriscono che il rischio cardiovascolare non possa essere adeguatamente interpretato attraverso un singolo parametro biochimico, ma debba essere inserito in una cornice più ampia che includa infiammazione, stress ossidativo, qualità della dieta e contesto metabolico individuale.

Alla luce delle evidenze attuali, il “paradosso israeliano” non rappresenta un’anomalia, bensì una dimostrazione precoce della complessità dei sistemi biologici. Esso evidenzia la necessità di superare un approccio colesterolo-centrico in favore di una visione integrata, in linea con i modelli della psiconeuroendocrinoimmunologia e dell’asse intestino-cervello, nei quali metabolismo, immunità e ambiente nutrizionale interagiscono in modo dinamico.

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