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ADHD, immunità, microbiota e multinutrienti: cosa ci sta realmente dicendo il trial MADDY?

2026-05-25 12:52

Romina Giuliani

ADHD,

ADHD, immunità, microbiota e multinutrienti: cosa ci sta realmente dicendo il trial MADDY?

Per anni il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è stato interpretato quasi esclusivamente attraverso il paradigma neurotrasmettitori

 

Per anni il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è stato interpretato quasi esclusivamente attraverso il paradigma neurotrasmettitoriale. Dopamina e noradrenalina sono diventate le protagoniste assolute della narrazione scientifica e clinica del disturbo, portando spesso a una visione riduzionistica del cervello come sistema isolato dal resto dell’organismo. Negli ultimi anni, tuttavia, la letteratura scientifica sta lentamente modificando questo scenario. Sempre più studi stanno suggerendo che nell’ADHD possano essere coinvolti anche meccanismi immunitari, metabolici, ossidativi e neuroinfiammatori, inserendo il disturbo all’interno di una rete biologica molto più complessa, in cui cervello, intestino, sistema immunitario e metabolismo comunicano costantemente tra loro. 

In questo contesto si colloca il recente lavoro pubblicato sul Journal of Attention Disorders dal gruppo del trial MADDY, uno studio randomizzato controllato che ha valutato gli effetti di una supplementazione multinutriente sui marker immunitari in bambini ADHD. Lo studio rappresenta uno dei tentativi più interessanti di comprendere se la modulazione nutrizionale possa influenzare pathway immunitari coinvolti nella fisiopatologia del disturbo. 

Il razionale biologico dello studio è particolarmente importante. Il cervello è uno degli organi metabolicamente più attivi del corpo umano e richiede un’enorme quantità di cofattori nutrizionali per sostenere sintesi neurotrasmettitoriale, metabolismo energetico mitocondriale, regolazione epigenetica, difese antiossidanti e signaling immunitario. Molti micronutrienti partecipano direttamente alla sintesi di dopamina, serotonina e GABA, mentre altri regolano l’attività enzimatica coinvolta nella risposta infiammatoria e nello stress ossidativo. Questo significa che alterazioni dello stato nutrizionale potrebbero teoricamente contribuire a modificazioni funzionali del sistema nervoso centrale.

Il supplemento utilizzato nello studio era una formulazione multinutriente ad ampio spettro chiamata Daily Essential Nutrients, composta da vitamine, minerali, aminoacidi e composti antiossidanti. La formulazione includeva vitamine del gruppo B, vitamina D, vitamina C, vitamina E, zinco, magnesio, selenio, ferro, iodio, aminoacidi come glutammina e glicina, oltre a nutrienti coinvolti nei sistemi redox cellulari e nella funzione mitocondriale. 

È importante sottolineare un aspetto fondamentale: lo studio non nasce dall’idea semplicistica che “una vitamina possa curare l’ADHD”, ma da un concetto biologico molto più sofisticato. La neurotrasmissione, la funzione immunitaria e il metabolismo cerebrale dipendono da reti integrate di cofattori metabolici. In altre parole, il cervello non funziona grazie a un singolo nutriente, ma attraverso l’interazione simultanea di numerosi sistemi biochimici.

Nel trial sono stati inclusi 83 bambini con ADHD che hanno ricevuto per otto settimane la supplementazione multinutriente oppure placebo. I ricercatori hanno misurato 25 fattori immunitari plasmatici mediante tecnologia multiplex, valutando le modificazioni intervenute durante il trattamento. 

I risultati più interessanti hanno riguardato due citochine: interleuchina-5 (IL-5) e interleuchina-13 (IL-13). Nel gruppo placebo, IL-5 aumentava del 17,5%, mentre nel gruppo trattato con multinutrienti mostrava una lieve riduzione. Parallelamente, IL-13 diminuiva significativamente nel gruppo trattato, mentre tendeva ad aumentare nel gruppo placebo.

Questi dati potrebbero sembrare marginali a una prima lettura, ma in realtà sono biologicamente molto interessanti. IL-5 e IL-13 appartengono infatti alle citochine associate alla risposta immunitaria Th2. Tradizionalmente le risposte Th2 sono state studiate soprattutto nel contesto allergologico, ma oggi sappiamo che le citochine immunitarie esercitano effetti anche sul sistema nervoso centrale. Possono influenzare l’attività microgliale, la plasticità sinaptica, la permeabilità della barriera ematoencefalica e la regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

La neuroinfiammazione cronica di basso grado è oggi considerata una delle ipotesi emergenti nella fisiopatologia di molte condizioni neuropsichiatriche, comprese ADHD, depressione, autismo e disturbi dell’umore. In questo scenario, le citochine non rappresentano semplici “molecole immunitarie”, ma veri mediatori neurobiologici in grado di alterare comportamento, regolazione emotiva, attenzione e responsività allo stress.

L’analisi bioinformatica dello studio ha mostrato che i pathway influenzati dalla supplementazione comprendevano anche signaling IL-17 e interazioni citochina-recettore. Questo suggerisce che gli effetti osservati non riguardino un singolo marker isolato, ma intere reti immunitarie coinvolte nella comunicazione sistemica tra immunità e cervello

Un altro dato particolarmente interessante riguarda IL-15. I bambini classificati come responder dal punto di vista clinico mostravano un andamento di IL-15 differente rispetto ai non responder. Nei responder si osservava infatti un lieve incremento, mentre nei non responder era presente una riduzione significativa. Questo dato apre un’ipotesi estremamente importante: la possibilità che alcuni sottogruppi biologici di ADHD siano maggiormente influenzati da pathway immunitari e metabolici rispetto ad altri

Uno dei punti più interessanti del trial MADDY è che i risultati immunologici si inseriscono all’interno di una linea di ricerca più ampia. Studi precedenti dello stesso progetto avevano già mostrato che la supplementazione multinutriente poteva associarsi a miglioramenti comportamentali, riduzione della disregolazione emotiva e modificazioni di biomarcatori minerali e ossidativi. In alcuni lavori i bambini trattati con multinutrienti mostravano anche un miglioramento dell’irritabilità e del funzionamento globale senza aumento significativo degli eventi avversi

Naturalmente questi risultati devono essere interpretati con estrema cautela. Lo studio presenta limiti importanti: il campione è relativamente piccolo, la durata è breve e non è possibile stabilire causalità dirette tra modificazioni immunitarie e miglioramento clinico. Inoltre, l’ADHD rimane una condizione altamente eterogenea, influenzata da fattori genetici, epigenetici, ambientali, psicosociali e neurobiologici.

È quindi fondamentale evitare derive sensazionalistiche. Questo studio non dimostra che gli integratori “curino” l’ADHD, né suggerisce che il disturbo dipenda esclusivamente dall’infiammazione o da carenze nutrizionali. Ridurre l’ADHD a un problema alimentare sarebbe tanto scorretto quanto ridurlo esclusivamente a una disfunzione dopaminergica.

Il vero valore dello studio è un altro: mostrare che nutrizione, immunità e funzione cerebrale non possono più essere considerate entità separate. Il cervello comunica costantemente con il sistema immunitario, con il metabolismo e con il microbiota intestinale attraverso reti bidirezionali estremamente sofisticate. La psichiatria nutrizionale e la neuroimmunologia stanno progressivamente spostando il focus da una visione “neurocentrica” a una visione sistemica del disturbo neuropsichiatrico.

Forse il punto più importante che emerge dal trial MADDY è proprio questo: l’ADHD potrebbe non essere soltanto una questione di neurotrasmettitori, ma il risultato di interazioni dinamiche tra cervello, immunità, metabolismo, esposoma e ambiente biologico.

E probabilmente il futuro della ricerca non sarà trovare “la molecola magica”, ma comprendere come queste reti biologiche interagiscano tra loro lungo tutto il corso della vita.

 

Nutritional Psychiatry Loftis JM et al. Multinutrient Supplementation in Children With ADHD Reduced Pro- and Anti-Inflammatory Immune Factors in the MADDY Randomized Controlled Trial. Journal of Attention Disorders. 2026. DOI: 10.1177/10870547251397701.

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