Negli ultimi anni, la ricerca neuroscientifica ha iniziato a guardare al cibo non solo come fonte di energia o nutrienti essenziali, ma come potenziale modulatore attivo della plasticità cerebrale. In questo contesto si inserisce una recente review pubblicata su Stem Cells Translational Medicine da Jun Ong et al. (2025), che analizza il ruolo dei nutraceutici nella modulazione della neurogenesi postnatale, soprattutto a livello ippocampale. L’articolo propone una sintesi critica delle evidenze disponibili, concentrandosi su modelli animali, studi cellulari e, dove presenti, dati clinici sull’uomo.
Neurogenesi postnatale: perché è così rilevante?
Per molto tempo si è creduto che il cervello adulto fosse incapace di generare nuovi neuroni. Oggi sappiamo che non è così: in specifiche aree, in particolare nel giro dentato dell’ippocampo, continua a verificarsi una neurogenesi postnatale, processo fondamentale per:
- apprendimento e memoria,
- flessibilità cognitiva,
- regolazione dell’umore,
- risposta allo stress.
La riduzione della neurogenesi è stata associata a invecchiamento cerebrale, declino cognitivo, depressione e disturbi neurodegenerativi. Da qui l’interesse verso strategie non farmacologiche capaci di sostenerla.
Cosa sono i nutraceutici?
Il termine nutraceutico indica componenti alimentari o derivati di alimenti con effetti biologici potenzialmente benefici sulla salute. Non sono farmaci, ma possono esercitare azioni:
- antiossidanti,
- antinfiammatorie,
- neuroprotettive,
- modulanti la segnalazione cellulare.
La review analizza se e come alcuni nutraceutici possano influenzare direttamente o indirettamente la neurogenesi.
I nutraceutici analizzati nello studio
Acido 3,4,5-tricafeoilchinico (TCQA)
Polifenolo appartenente alla famiglia degli acidi caffeilchinici, presente in alimenti come caffè e patata dolce. Nei modelli murini di invecchiamento accelerato, il TCQA ha mostrato un aumento della neurogenesi ippocampale e un miglioramento delle performance cognitive. Studi cellulari suggeriscono un’azione su geni coinvolti nella differenziazione neuronale e nella funzione mitocondriale.
Verbenalina
Glucoside iridoide di origine vegetale. Le evidenze attuali indicano un effetto neuroprotettivo, in particolare contro la tossicità da β-amiloide in modelli cellulari. Tuttavia, non sono ancora disponibili dati diretti sull’aumento della neurogenesi in vivo.
Acido ferulico
Composto fenolico ampiamente distribuito nel mondo vegetale. Nei modelli animali è associato a riduzione dei comportamenti depressivi e ad un aumento di BDNF, dopamina e ATP cerebrale. L’incremento di BDNF suggerisce un possibile coinvolgimento nei processi neurogenici, anche se non misurati direttamente.
Curcumina
Il principale polifenolo della Curcuma longa è uno dei nutraceutici più studiati. Nei modelli murini, la curcumina ha dimostrato di stimolare la proliferazione delle cellule progenitrici neurali e di aumentare la neurogenesi nel giro dentato, probabilmente attraverso meccanismi antinfiammatori e antiossidanti e la modulazione del BDNF.
Acido folico (vitamina B9)
Nei modelli animali, l’acido folico mostra un effetto dose-dipendente sulla neurogenesi ippocampale. In condizioni di ischemia cerebrale, la supplementazione è stata associata a un miglior recupero cognitivo. I meccanismi proposti coinvolgono la via di segnalazione Notch, cruciale per la proliferazione e differenziazione cellulare.
Lactobacillus brevis SBL88
Ceppo batterico inattivato (postbiotico). Nei modelli murini migliora memoria e comportamento sociale e aumenta la sopravvivenza dei neuroni adulti nell’ippocampo. Il dato è particolarmente interessante nel contesto dell’asse intestino-cervello.
Estratto di microalga (Aurantiochytrium sp.)
Ricco di lipidi bioattivi, l’estratto ha mostrato un aumento della neurogenesi ippocampale e una riduzione dei marcatori infiammatori nei modelli animali, suggerendo una sinergia tra modulazione immunitaria e plasticità neuronale.
Limiti e considerazioni cliniche
La review è chiara su un punto fondamentale: la maggior parte delle evidenze è preclinica. I dati sull’uomo sono ancora limitati, eterogenei e spesso non focalizzati direttamente sulla neurogenesi, ma su outcome cognitivi o comportamentali. Inoltre: le dosi utilizzate nei modelli animali non sono sempre trasferibili all’uomo, i nutraceutici non sono regolati come i farmaci ed esistono potenziali interazioni e rischi legati all’autosupplementazione.
Conclusioni
Lo studio di Ong et al. suggerisce che alcuni nutraceutici possano influenzare positivamente la neurogenesi postnatale e, più in generale, la salute cerebrale. Tuttavia, il loro utilizzo deve essere inquadrato in un approccio integrato, che consideri alimentazione, stile di vita, asse intestino-cervello e contesto clinico individuale. Il cibo, ancora una volta, si conferma non come “cura miracolosa”, ma come potente modulatore biologico, il cui potenziale va compreso, studiato e applicato con rigore scientifico.
Ong, J., et al. (2025). Nutraceuticals: using food to enhance brain health by modulating postnatal neurogenesis in animal models and patient populations. Stem Cells Translational Medicine. https://doi.org/10.1093/stcltm/szaf006


.jpeg)