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PFAS nelle acque potabili italiane: cosa rivela l’indagine di Greenpeace

2025-12-02 10:37

Romina Giuliani

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PFAS nelle acque potabili italiane: cosa rivela l’indagine di Greenpeace

Nel 2024 Greenpeace ha realizzato la prima mappa nazionale indipendente della contaminazione da PFAS (sostanze per- e poli-fluoroalchiliche) nelle acque potabili italiane. La campagna, chiamata Acque senza Veleni, nasce per colmare una grave lacuna: nel nostro Paese i dati pubblici sulla presenza di questi inquinanti sono scarsi o assenti, mentre la preoccupazione della popolazione cresce di anno in anno.

Una contaminazione diffusa: il 79% dei campioni contiene PFAS:

L’indagine ha analizzato 260 campioni raccolti in 235 comuni, misurando la presenza di 58 diversi PFAS, includendo anche molecole ultracorte come il TFA, solitamente escluse dai monitoraggi.
Il risultato è allarmante: nel 79% dell’acqua potabile campionata è stata trovata almeno una sostanza appartenente ai PFAS. Solo il 21% dei campioni è risultato privo di contaminazione.

Il fenomeno riguarda tutte le Regioni italiane, con situazioni particolarmente critiche in:

  • Liguria,

  • Veneto,

  • Emilia-Romagna,

  • Piemonte,

  • Trentino Alto Adige,

  • Marche,

  • Toscana,

  • Calabria,

  • Sardegna.

Regioni meno interessate, ma non indenni, sono Abruzzo, Sicilia e Puglia.

Le città più colpite:

Considerando il parametro europeo “Somma PFAS”, i valori più elevati sono stati rilevati in:

  • Arezzo,

  • Milano (in particolare Via Padova e Via delle Forze Armate),

  • Perugia,
    ma elevate concentrazioni sono emerse anche in Vicenza, Olbia, Comacchio, Tortona, Rapallo, Monza e Reggio Emilia.

Quali PFAS troviamo nell’acqua che beviamo?

Le sostanze più diffuse sono fra le più problematiche:

  • PFOA (cancerogeno noto), presente nel 47% dei campioni;

  • TFA (molecola ultracorta, estremamente persistente e quasi impossibile da rimuovere dai trattamenti idrici), trovata nel 40% dei campioni;

  • PFOS (possibile cancerogeno), individuato nel 22% dei campioni.

Presenti anche PFAS “di sostituzione”, come PFBA e PFBS, il cui profilo di sicurezza è tutt’altro che rassicurante.

Perché i PFAS rappresentano un rischio per la salute?

I PFAS sono sostanze persistenti, bioaccumulabili e capaci di interferire con numerosi sistemi biologici.
La letteratura scientifica li collega a:

  • disfunzioni endocrine (tiroide, ormoni riproduttivi, estrogeni/androgeni);

  • ridotta risposta immunitaria e minore efficacia vaccinale;

  • alterazioni metaboliche: obesità, insulino-resistenza, dislipidemia;

  • danni epatici (steatosi, aumento transaminasi);

  • riduzione della fertilità e problematiche riproduttive;

  • effetti sullo sviluppo fetale e infantile;

  • tumori, in particolare del rene e del testicolo (evidenze più forti per PFOA).

Sono definiti “inquinanti eterni” perché non si degradano e rimangono nell’ambiente e nell’organismo per anni.

Normativa insufficiente e limiti troppo alti

In Italia la presenza di PFAS nelle acque potabili non è ancora regolamentata.
La direttiva europea 2020/2184 entrerà in vigore solo nel 2026 e fisserà un limite di 100 ng/L per la somma di 24 PFAS.
Secondo Greenpeace, EFSA e l’Agenzia Europea dell’Ambiente, questo limite è troppo alto e non garantisce una reale protezione della salute, motivo per cui Paesi come Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Stati Uniti hanno già adottato soglie molto più restrittive.

Cosa chiede Greenpeace

Per tutelare la salute pubblica, Greenpeace chiede al governo italiano di:

  • vietare tutti i PFAS in Italia;

  • abbassare i limiti nelle acque potabili, allineandoli ai Paesi più virtuosi;

  • garantire monitoraggi costanti e pubblici;

  • imporre limiti severi agli scarichi industriali;

  • sostenere la riconversione dei comparti produttivi che ancora utilizzano PFAS.

Un’emergenza sanitaria e ambientale

La contaminazione da PFAS è oggi uno dei problemi ambientali più gravi del nostro Paese. L’acqua potabile è un bene essenziale, e i cittadini hanno diritto a un’informazione trasparente e a politiche efficaci di prevenzione.

Per proteggere la popolazione, non basta “rispettare i limiti”: serve un approccio che metta davvero al centro la salute umana, la prevenzione e il principio di precauzione.

https://www.greenpeace.org/italy/storia/26119/pfas-analisi-acqua-potabile-in-tutte-le-regioni-d-ital...

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