La tiroidite autoimmune (AIT) è una malattia cronica caratterizzata dalla produzione di autoanticorpi (TPO-Ab, Tg-Ab) e dall’attivazione di processi immunitari che danneggiano le cellule tiroidee. Le principali forme cliniche includono la tiroidite di Hashimoto (HT) e la malattia di Graves (GD). L’AIT interessa circa il 5% della popolazione generale, con una prevalenza nettamente superiore nelle donne e in aumento con l’età. Nei casi di ipotiroidismo, la terapia standard consiste nella somministrazione di levotiroxina (LT4). Il selenio è un micronutriente essenziale, con concentrazioni particolarmente elevate nella tiroide. È coinvolto nella struttura e funzione di enzimi antiossidanti (es. glutatione perossidasi), proteggendo la tiroide dallo stress ossidativo. Studi clinici hanno suggerito un potenziale beneficio dell’integrazione di selenio nell’AIT, con riduzione dei livelli di autoanticorpi e miglioramento clinico, soprattutto nei casi di orbitopatia di Graves lieve. Le prove sull’efficacia del selenio restano controverse: La revisione Cochrane (2013) ha evidenziato dati insufficienti. Alcune meta-analisi (es. Zuo 2021, Fan 2014) hanno mostrato riduzioni significative di TPO-Ab e Tg-Ab dopo 6–12 mesi di integrazione, con miglioramenti dell’umore e assenza di eventi avversi gravi. Tuttavia, altre analisi non hanno confermato pienamente tali risultati. Una panoramica di revisioni sistematiche (fino al 2022) ha evidenziato bassa qualità metodologica (AMSTAR-2) nella maggior parte degli studi inclusi. I trial clinici randomizzati (RCT) presentavano carenze nella descrizione della randomizzazione, dell’occultamento dell’assegnazione e nella gestione del bias, riducendo la certezza delle prove (GRADE: bassa o molto bassa per la maggior parte degli outcome). Popolazione trattata con LT4: riduzione di TPO-Ab a 3 e 6 mesi, ma non di Tg-Ab. Popolazione non trattata con LT4: riduzione di TPO-Ab e Tg-Ab a 3 e 6 mesi, senza persistenza a 12 mesi. Sicurezza: nessun effetto avverso grave; dose più usata 200 µg/die di selenometionina. Ampia eterogeneità clinica e metodologica. Differenze nelle preparazioni e dosi di selenio utilizzate. Analisi basate su stime di mediana e IQR, potenzialmente meno affidabili. Mancanza di dati più recenti post-2020. Ruolo del selenio
Evidenze cliniche
Qualità metodologica degli studi
Risultati principali
Limiti degli studi
Conclusioni
L’integrazione di selenio può determinare una riduzione temporanea dei livelli di autoanticorpi (TPO-Ab e Tg-Ab), ma la certezza delle prove è bassa. Non è raccomandato un impiego routinario del selenio nell’AIT, salvo nei pazienti con documentata carenza. Sono necessari futuri RCT di alta qualità, con follow-up a lungo termine e utilizzo di nuove formulazioni di selenio (es. nanoparticelle, polisaccaridi selenizzati) per chiarire i benefici clinici reali.
https://doi.org/10.3390/nu15143194


