Additivi alimentari e sintomi ADHD-like Numerosi studi hanno evidenziato un potenziale legame tra l’assunzione di additivi alimentari, in particolare coloranti artificiali, conservanti e dolcificanti, e l’aggravamento dei sintomi comportamentali nei soggetti con ADHD e disturbo dello spettro autistico (ASD). Tra i coloranti artificiali più frequentemente implicati figurano la tartrazina (E102), il rosso allura (E129) e l’azzurro brillante (E133), associati a manifestazioni di iperattività, impulsività, irritabilità e disturbi dell’attenzione, soprattutto in età pediatrica. La loro azione può essere mediata sia da effetti diretti sul sistema nervoso centrale, sia da meccanismi indiretti legati a disbiosi intestinale, aumentata permeabilità della barriera ematoencefalica o sensibilità immunologica. I conservanti, come i benzoati (es. benzoato di sodio, E211), comunemente utilizzati per prolungare la shelf life dei prodotti industriali, sono stati associati a un aumento dello stress ossidativo e a disfunzioni mitocondriali. Questi effetti possono interferire con il metabolismo energetico cerebrale, contribuendo a disfunzioni cognitive e comportamentali nei soggetti neurodivergenti. Gli edulcoranti artificiali, come aspartame (E951) e sucralosio (E955), oltre a modificare la percezione del gusto e il senso di sazietà, possono influenzare negativamente la composizione del microbiota intestinale, alterando la comunicazione bidirezionale lungo l’asse intestino–cervello (gut–brain axis). Tali alterazioni possono aggravare la disregolazione emotiva, la reattività allo stress e i disturbi del comportamento. In questo contesto, la cosiddetta “dieta di Feingold”, che prevede l’eliminazione di coloranti artificiali, benzoati e salicilati, è stata adottata con successo in alcuni bambini ADHD, portando a una riduzione significativa dei sintomi in soggetti selezionati. Sebbene le evidenze scientifiche non siano unanimi e siano necessari ulteriori studi controllati randomizzati, l’eliminazione selettiva degli additivi nei soggetti ipersensibili rappresenta un’opzione terapeutica a basso rischio e potenzialmente efficace, se integrata in un approccio nutrizionale personalizzato per spettro autistico, ADHD e l’AuDHD. Il glutammato monosodico (MSG, E621), comunemente impiegato come esaltatore di sapidità in alimenti industriali, piatti pronti e cucina asiatica, è una forma sintetica del glutammato, neurotrasmettitore eccitatorio endogeno cruciale per la comunicazione neuronale. Sebbene sia riconosciuto come sicuro dalla maggior parte delle autorità regolatorie, nei soggetti neurodivergenti — in particolare ADHD, autismo o AuDHD — l’ingestione eccessiva di MSG può contribuire a fenomeni di eccitotossicità. Il glutammato in eccesso può iperattivare i recettori NMDA e AMPA, determinando una sovrastimolazione neuronale che, nel lungo termine, è associata a disregolazione sinaptica, neuroinfiammazione e potenziale danno neuronale. In soggetti geneticamente o epigeneticamente predisposti, o con barriera ematoencefalica alterata, tale sovraccarico eccitatorio può manifestarsi con ansia, insonnia, iperattività, difficoltà di concentrazione, irritabilità e ipersensibilità sensoriale. L’effetto del MSG può inoltre essere mediato da una funzione intestinale compromessa (leaky gut), che ne facilita il passaggio sistemico, e da una disbiosi intestinale che amplifica la vulnerabilità agli eccitotossici. Alcuni studi preclinici hanno suggerito che l’eccesso di glutammato possa interferire con l’omeostasi del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio, contribuendo a uno squilibrio tra eccitazione e inibizione, caratteristico di numerosi disturbi neuropsichici. Una dieta a basso contenuto di glutammato (low-glutamate diet) ha mostrato risultati promettenti in piccoli trials su disturbi neuropsichici, evidenziando una riduzione dell’irritabilità, del comportamento aggressivo e dei disturbi del sonno. Nei soggetti AuDHD con ipereccitabilità neuronale o ipersensibilità alimentare, l’esclusione del glutammato monosodico e delle fonti alimentari ricche in glutammato libero (dadi da brodo, insaporitori, estratti di lievito, proteine vegetali idrolizzate, salsa di soia, snack industriali) rappresenta un intervento nutrizionale ragionevole, nell’ottica di un approccio personalizzato e funzionale. Glutammato monosodico e eccitotossicità


