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Centella asiatica e longevità: cosa ci dice la ricerca sui meccanismi dell'invecchiamento?

2026-06-29 12:53

Romina Giuliani

Adattogeno, Longevity, Nutraceutica,

Centella asiatica e longevità: cosa ci dice la ricerca sui meccanismi dell'invecchiamento?

Negli ultimi anni la ricerca sull'invecchiamento ha subito una profonda evoluzione. Se in passato l'obiettivo principale era aumentare l'aspettativa d

 

Negli ultimi anni la ricerca sull'invecchiamento ha subito una profonda evoluzione. Se in passato l'obiettivo principale era aumentare l'aspettativa di vita, oggi il concetto di healthy longevity (longevità in salute) pone l'attenzione sulla possibilità di preservare il più a lungo possibile la funzionalità degli organi e dei tessuti, ritardando la comparsa delle patologie croniche associate all'età.

In questo contesto si inserisce la geroscienza, una disciplina che studia i meccanismi biologici comuni all'invecchiamento e alle principali malattie croniche, con l'obiettivo di individuare interventi in grado di modulare tali processi.

Tra i nutraceutici maggiormente studiati emerge Centella asiatica (L.) Urban, una pianta medicinale impiegata da secoli nella medicina tradizionale asiatica e oggi oggetto di crescente interesse per i suoi effetti antiossidanti, antinfiammatori, neuroprotettivi e vasoprotettivi.

Una recente review pubblicata sulla rivista Nutrients ha sintetizzato le evidenze disponibili sul potenziale geroprotettivo della Centella asiatica, analizzando i principali meccanismi molecolari coinvolti.

 

Cos'è la Centella asiatica?

La Centella asiatica appartiene alla famiglia delle Apiaceae ed è diffusa nelle regioni tropicali e subtropicali dell'Asia. Dal punto di vista fitochimico rappresenta una fonte particolarmente ricca di composti bioattivi.

Tra i principali costituenti figurano:

asiaticoside,

madecassoside,

acido asiatico,

acido madecassico,

flavonoidi,

acidi fenolici.

Questi metaboliti secondari sono responsabili delle numerose attività biologiche attribuite alla pianta e sembrano agire in maniera sinergica su diversi bersagli molecolari.

 

Perché l'invecchiamento è considerato un processo biologico modificabile?

L'invecchiamento non rappresenta semplicemente il trascorrere del tempo, ma il risultato dell'accumulo progressivo di alterazioni cellulari.

Negli ultimi anni sono stati descritti numerosi hallmarks of aging, ovvero processi biologici che contribuiscono alla perdita della funzionalità cellulare. Tra questi rientrano:

stress ossidativo;

infiammazione cronica di basso grado (inflammaging);

disfunzione mitocondriale;

perdita della proteostasi;

alterata autofagia;

senescenza cellulare;

modificazioni epigenetiche;

alterazione della comunicazione intercellulare.

La particolarità della Centella asiatica consiste nella sua capacità di interagire contemporaneamente con diversi di questi meccanismi.

 

Modulazione dello stress ossidativo

Lo stress ossidativo rappresenta uno dei principali motori dell'invecchiamento cellulare.

Durante il metabolismo energetico vengono continuamente prodotti specie reattive dell'ossigeno (ROS). In condizioni fisiologiche tali molecole svolgono anche importanti funzioni di segnalazione cellulare. Quando però la loro produzione supera le capacità antiossidanti dell'organismo, si verifica un danno progressivo a lipidi, proteine e DNA.

Secondo la review, numerosi studi sperimentali mostrano come la Centella asiatica sia in grado di attivare il pathway Nrf2, considerato il principale regolatore della risposta antiossidante cellulare.

L'attivazione di Nrf2 induce l'espressione di enzimi protettivi quali:

superossido dismutasi (SOD);

catalasi;

glutatione perossidasi;

eme ossigenasi-1 (HO-1).

L'effetto complessivo consiste in una riduzione dello stress ossidativo e della perossidazione lipidica.

 

Riduzione dell'inflammaging

L'invecchiamento è caratterizzato anche da uno stato di infiammazione cronica a bassa intensità definito inflammaging.

Questo fenomeno è sostenuto dalla persistente attivazione di fattori trascrizionali pro-infiammatori, tra cui NF-κB, con conseguente aumento della produzione di citochine come TNF-α, IL-1β e IL-6.

Gli studi analizzati suggeriscono che i triterpeni della Centella siano in grado di ridurre l'attivazione di queste vie di segnalazione, contribuendo a limitare la produzione di mediatori infiammatori e di enzimi come COX-2 e iNOS.

Pur trattandosi prevalentemente di dati preclinici, tali risultati indicano un potenziale ruolo nella modulazione dell'infiammazione cronica associata all'età.

 

Mitocondri: il cuore energetico della cellula

La funzione mitocondriale tende a deteriorarsi progressivamente con l'avanzare dell'età.

Mitocondri meno efficienti producono meno ATP e, contemporaneamente, aumentano la generazione di specie reattive dell'ossigeno, instaurando un circolo vizioso che accelera il danno cellulare.

Secondo la review, la Centella asiatica potrebbe favorire la biogenesi mitocondriale attraverso la modulazione di pathway metabolici quali AMPK e PGC-1α, contribuendo a mantenere una migliore efficienza energetica.

Questi effetti potrebbero risultare particolarmente rilevanti nei tessuti caratterizzati da un elevato fabbisogno energetico, come cervello, muscolo e cuore.

 

Autofagia e proteostasi

Con l'invecchiamento diminuisce la capacità delle cellule di eliminare proteine danneggiate e organelli disfunzionali.

L'autofagia rappresenta uno dei principali sistemi di "pulizia" intracellulare.

Diversi studi sperimentali riportati nella review mostrano che la Centella asiatica sembra influenzare pathway quali AMPK, mTOR, Beclin-1 e LC3, favorendo i processi autofagici.

Un'autofagia efficiente contribuisce a preservare l'omeostasi cellulare e a limitare l'accumulo di componenti alterati che caratterizza l'invecchiamento.

 

Senescenza cellulare

Le cellule senescenti sono metabolicamente attive ma hanno perso la capacità di dividersi.

Queste cellule rilasciano numerose molecole pro-infiammatorie, note complessivamente come SASP (Senescence-Associated Secretory Phenotype), che favoriscono l'infiammazione cronica e il deterioramento dei tessuti circostanti.

La review evidenzia come alcuni composti della Centella possano modulare proteine coinvolte nella regolazione della senescenza, tra cui p53, p21 e p16^INK4a, suggerendo un possibile effetto nel limitare l'accumulo di cellule senescenti.

Anche in questo caso, le evidenze derivano prevalentemente da modelli cellulari e animali.

 

Neuroprotezione e funzione cognitiva

Uno degli ambiti maggiormente studiati riguarda gli effetti sul sistema nervoso centrale.

Le evidenze sperimentali suggeriscono che la Centella asiatica possa:

aumentare l'espressione del BDNF;

favorire la plasticità sinaptica;

ridurre la neuroinfiammazione;

proteggere i neuroni dallo stress ossidativo;

migliorare alcuni parametri di memoria e apprendimento nei modelli animali.

Questi risultati rendono la pianta un interessante candidato per future strategie di prevenzione del declino cognitivo, sebbene le prove cliniche siano ancora limitate.

 

Evidenze cliniche: cosa sappiamo realmente?

Nonostante il crescente numero di studi sperimentali, le evidenze cliniche nell'uomo risultano ancora relativamente limitate.

Gli studi disponibili hanno riportato effetti promettenti in differenti contesti, tra cui:

insufficienza venosa cronica;

cicatrizzazione delle ferite;

salute cutanea;

alcune funzioni cognitive.

Tuttavia, non esistono attualmente prove sufficienti per affermare che la Centella asiatica sia in grado di rallentare l'invecchiamento biologico nell'uomo o di aumentare la longevità.

La variabilità degli estratti utilizzati, dei dosaggi, della durata degli interventi e delle popolazioni studiate rende difficile confrontare i risultati disponibili.

 

Limiti della review

Gli stessi autori sottolineano alcuni importanti limiti:

predominanza di studi in vitro e su modelli animali;

elevata eterogeneità metodologica;

mancanza di standardizzazione degli estratti;

scarsità di trial clinici randomizzati di lunga durata.

Di conseguenza, la Centella asiatica rappresenta oggi un promettente candidato nutraceutico, ma non può ancora essere considerata un geroprotettore con efficacia clinicamente dimostrata.

 

Conclusioni

La review pubblicata su Nutrients evidenzia come la Centella asiatica eserciti un'azione multitarget, modulando contemporaneamente numerosi meccanismi biologici coinvolti nell'invecchiamento, tra cui stress ossidativo, infiammazione cronica, disfunzione mitocondriale, autofagia e senescenza cellulare.

Questa capacità di agire su più vie molecolari rende la pianta particolarmente interessante nell'ambito della geroscienza. Tuttavia, il passaggio dalle promettenti evidenze precliniche alla pratica clinica richiede studi randomizzati di elevata qualità che definiscano efficacia, dosaggio ottimale, sicurezza a lungo termine e possibili indicazioni terapeutiche.

Come spesso accade nella ricerca sui nutraceutici, i risultati disponibili sono incoraggianti, ma devono essere interpretati con rigore scientifico e senza attribuire alla Centella asiatica proprietà che, allo stato attuale delle conoscenze, non sono ancora supportate da solide evidenze cliniche.

 

https://www.mdpi.com/2072-6643/18/11/1649?utm_campaign=nutrients_2026_june-1&utm_medium=email&utm_source=001-005-001&utm_term=titlelink20

 

 

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