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Carenza di ferro e ADHD: tra metabolismo dopaminergico, neuroinfiammazione e asse intestino-cervello

2026-04-30 10:48

Romina Giuliani

Gut Brain Axis, ADHD, Asse intestino-cervello,

Carenza di ferro e ADHD: tra metabolismo dopaminergico, neuroinfiammazione e asse intestino-cervello

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo complesso, caratterizzato da disattenzione, impulsività e iperattività, la cui eziopatogenesi coinvolge fattori

 

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo complesso, caratterizzato da disattenzione, impulsività e iperattività, la cui eziopatogenesi coinvolge fattori genetici, ambientali e neurobiologici. Negli ultimi anni, l’interesse scientifico si è progressivamente spostato verso il ruolo dei micronutrienti, tra cui il ferro, come possibili modulatori della funzione cerebrale e del comportamento.

Uno studio condotto in un centro di terzo livello e pubblicato sull’Indian Journal of Psychiatry ha evidenziato una significativa associazione tra carenza di ferro e ADHD. I soggetti ADHD presentavano livelli inferiori di emoglobina, ferro sierico e ferritina, insieme a un aumento della capacità legante il ferro (TIBC), suggerendo uno stato di deplezione marziale sistemica. Inoltre, la presenza di anemia sideropenica risultava associata a un aumento del rischio di ADHD di circa 3,8 volte.

Tali dati si inseriscono in un contesto biologico plausibile. Il ferro è infatti un cofattore essenziale della tirosina idrossilasi, enzima limitante nella sintesi della dopamina. Una sua carenza può quindi compromettere la trasmissione dopaminergica nei circuiti fronto-striatali, già notoriamente coinvolti nella fisiopatologia dell’ADHD. Questo aspetto è particolarmente rilevante considerando che molte terapie farmacologiche per l’ADHD agiscono proprio modulando il sistema dopaminergico.

Oltre al ruolo nella neurotrasmissione, il ferro interviene nei processi di mielinizzazione, metabolismo energetico mitocondriale e regolazione dello stress ossidativo. Una sua carenza, soprattutto nelle fasi critiche dello sviluppo cerebrale, può determinare alterazioni persistenti della funzione cognitiva e comportamentale.

In una prospettiva PNEI, la carenza di ferro può essere interpretata anche come un segnale di disfunzione sistemica più ampia. L’asse microbiota-intestino-cervello gioca un ruolo chiave nella regolazione della biodisponibilità del ferro: condizioni di disbiosi, infiammazione intestinale o aumento della permeabilità (“leaky gut”) possono alterarne l’assorbimento. Inoltre, l’infiammazione cronica di basso grado, frequentemente osservata nell’ADHD, può aumentare i livelli di epcidina (è un piccolo peptide epatico - ormone - che regola l'omeostasi del ferro, bloccandone l'assorbimento intestinale e il rilascio dai macrofagi quando i livelli sono alti o in presenza di infiammazione), riducendo ulteriormente la disponibilità di ferro.

Questa interazione tra metabolismo del ferro, infiammazione e microbiota suggerisce che la carenza marziale non sia semplicemente un epifenomeno, ma possa rappresentare un nodo centrale nella rete patofisiologica dell’ADHD.

È tuttavia fondamentale sottolineare che l’evidenza attuale è principalmente di tipo osservazionale. Lo studio citato, essendo trasversale, non consente di stabilire un rapporto causale. Non è quindi possibile affermare che la carenza di ferro sia una causa diretta dell’ADHD, né che la sua correzione rappresenti una strategia terapeutica universale.

Nonostante ciò, la valutazione dello stato marziale nei pazienti con ADHD appare clinicamente rilevante, soprattutto in presenza di sintomi come affaticamento, disturbi del sonno, sindrome delle gambe senza riposo o selettività alimentare.

In conclusione, il ferro emerge come un potenziale modulatore neurobiologico nell’ADHD, inserendosi in una visione integrata che coinvolge neurotrasmissione, infiammazione e asse microbiota-intestino-cervello. Approcci clinici personalizzati, che tengano conto anche dello stato nutrizionale e del microbiota, potrebbero rappresentare una prospettiva promettente nella gestione del disturbo.

 

  • Islam K et al. Indian J Psychiatry, 2018
  • Cortese S et al. Arch Pediatr Adolesc Med, 2012
  • Konofal E et al. Pediatr Neurol, 2008
  • Beard JL. J Nutr, 2001
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