fa5ad48a-17d8-4c3e-bafe-735784b3441b
1f5eefc6-5bd5-4671-a1fa-e7f943caac4c

3497368824

Dott.ssa Romina Giuliani

rominagiuliani86@gmail.com

©

Dott.ssa Romina Giuliani


facebook
instagram
linkedin
1f5eefc6-5bd5-4671-a1fa-e7f943caac4c

3497368824

rominagiuliani86@gmail.com

Dott.ssa Romina Giuliani

ADHD, alcol e socialità: il ruolo delle motivazioni nel rischio di consumo problematico

2026-04-16 15:26

Romina Giuliani

ADHD,

ADHD, alcol e socialità: il ruolo delle motivazioni nel rischio di consumo problematico

La relazione tra disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e uso di sostanze è stata a lungo interpretata attraverso un modello lineare, i

La relazione tra disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e uso di sostanze è stata a lungo interpretata attraverso un modello lineare, in cui la presenza di sintomi impulsivi e difficoltà di autoregolazione avrebbe determinato un aumento del rischio di abuso di alcol. Tuttavia, questa lettura, pur supportata da parte della letteratura, appare oggi riduttiva.

Uno studio recente condotto da Margherio e colleghi (2026), pubblicato su Alcohol, Clinical and Experimental Research, introduce un elemento cruciale nella comprensione di questa associazione: il ruolo delle motivazioni al consumo.

 

Il superamento del modello quantitativo

Analizzando una coorte di giovani adulti con e senza diagnosi di ADHD in età infantile, gli autori hanno osservato che le differenze nei comportamenti di consumo non possono essere spiegate unicamente in termini quantitativi. In particolare, i soggetti ADHD non mostrano necessariamente livelli più elevati di consumo sociale o di binge drinking, come comunemente ipotizzato.

Questo dato suggerisce la necessità di superare una prospettiva centrata esclusivamente sulla frequenza o quantità di consumo, per orientarsi verso una lettura più qualitativa e funzionale del comportamento.

 

Motivazioni al bere e vulnerabilità psicologica

Il contributo più rilevante dello studio riguarda la distinzione tra diverse motivazioni al consumo di alcol. Bere in contesti sociali, come facilitatore relazionale, appare associato a un rischio relativamente contenuto di sviluppare problematiche alcol-correlate. Al contrario, il consumo motivato da bisogni di coping — come la gestione dello stress, dell’ansia o del disagio emotivo — rappresenta un predittore significativo di esiti negativi.

Nei soggetti ADHD emerge più frequentemente una ridotta percezione della propria efficacia sociale, indipendentemente dal livello oggettivo di integrazione relazionale. Questa dimensione soggettiva della sociabilità si configura come un fattore chiave, in quanto può favorire l’utilizzo dell’alcol come strumento di modulazione emotiva.

 

Inquadramento neurobiologico: reward e regolazione emotiva

Dal punto di vista neurobiologico, questi risultati si inseriscono coerentemente nei modelli che descrivono l’ADHD come un disturbo caratterizzato da alterazioni del sistema dopaminergico e dei circuiti della ricompensa. La ridotta responsività agli stimoli naturali e la difficoltà nella regolazione emotiva possono predisporre all’utilizzo di sostanze in grado di fornire un rapido incremento della salienza e del tono dopaminergico.

In questa prospettiva, l’alcol non rappresenta semplicemente una sostanza di abuso, ma uno strumento di autoregolazione, seppur disfunzionale, che agisce su sistemi neurobiologici già vulnerabili.

 

Integrazione con il modello PNEI e asse intestino-cervello

L’inclusione di questi dati all’interno di un modello psico-neuro-endocrino-immunologico (PNEI) consente di ampliare ulteriormente la comprensione del fenomeno. È noto che il consumo di alcol è in grado di alterare profondamente la composizione del microbiota intestinale, aumentando la permeabilità della barriera intestinale e favorendo uno stato infiammatorio sistemico.

Questi cambiamenti si riflettono sull’asse microbiota-intestino-cervello attraverso la modulazione di neurotrasmettitori, tra cui serotonina, GABA e dopamina, contribuendo a una ulteriore destabilizzazione dei sistemi di regolazione emotiva. Si configura così un circuito bidirezionale in cui la vulnerabilità psicologica favorisce il consumo di alcol, e quest’ultimo, attraverso meccanismi biologici, amplifica la vulnerabilità stessa.

 

Dalla psicopatologia al comportamento: il ruolo della funzione

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio è la necessità di reinterpretare i comportamenti disfunzionali non come semplici espressioni di deficit di controllo, ma come tentativi di adattamento a stati interni difficilmente gestibili. Questo cambio di paradigma è particolarmente rilevante anche nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare, dove il cibo, analogamente all’alcol, può assumere una funzione regolatoria.

 

Implicazioni cliniche

Alla luce di queste evidenze, gli interventi focalizzati esclusivamente sulla riduzione del comportamento (in questo caso il consumo di alcol) rischiano di essere insufficienti se non accompagnati da un lavoro sulle funzioni sottostanti. Diventa quindi fondamentale intervenire sui processi di regolazione emotiva, sulla percezione di sé in ambito sociale e sui meccanismi neurobiologici che sostengono il comportamento.

 

Conclusioni

Lo studio di Margherio et al. contribuisce a ridefinire la relazione tra ADHD e consumo di alcol, spostando l’attenzione dalla quantità alla funzione. In questo senso, l’alcol può essere interpretato come un modulatore rapido di sistemi disfunzionali, piuttosto che come un semplice comportamento a rischio.

Comprendere questa funzione rappresenta il primo passo per costruire interventi realmente efficaci, capaci di agire non solo sul sintomo, ma sui meccanismi che lo generano.

fa5ad48a-17d8-4c3e-bafe-735784b3441b

Dott.ssa Romina Giuliani

©


facebook
instagram
linkedin