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Inflammaging e invecchiamento

2025-06-03 18:39

Romina Giuliani

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Inflammaging e invecchiamento

Inflammaging, termine coniato da Franceschi et al. per descrivere uno stato infiammatorio cronico, sistemico, a bassa intensità ma persistente, tipico dell’e

L’invecchiamento è un processo fisiologico e psicologico complesso, che coinvolge numerosi cambiamenti a livello cellulare, molecolare e sistemico lungo tutto l’arco della vita. Sebbene parte integrante della condizione umana, il suo ritmo e la sua espressione sono profondamente influenzati dall’interazione tra fattori genetici e ambientali. Negli ultimi anni, la geroscienza ha identificato diverse caratteristiche chiave che accompagnano l’invecchiamento: tra queste rientrano l’alterazione epigenetica, l’infiammazione cronica, la senescenza cellulare, la disfunzione mitocondriale, la perdita della proteostasi, il declino delle cellule staminali e la compromissione delle comunicazioni intracellulari.

In questo contesto, particolare rilievo ha assunto il concetto di inflammaging, termine coniato da Franceschi et al. per descrivere uno stato infiammatorio cronico, sistemico, a bassa intensità ma persistente, tipico dell’età avanzata. Sebbene non accompagnato da sintomi evidenti, l’inflammaging rappresenta un terreno fertile per lo sviluppo di numerose patologie legate all’età. Esso è caratterizzato da un’elevata produzione di citochine proinfiammatorie come il TNF-α, l’IL-6, l’IL-1β e la proteina C-reattiva (PCR), che compromettono la capacità dell’organismo di rispondere a nuovi antigeni e rallentano i processi di riparazione tissutale.

La progressiva perdita dell’equilibrio tra meccanismi proinfiammatori e antinfiammatori aggrava la vulnerabilità dell’individuo anziano, favorendo l’insorgenza di malattie neurodegenerative, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, osteoporosi, artrite e alcuni tipi di cancro. Tuttavia, la comprensione dei meccanismi che regolano l’inflammaging è ancora parziale, così come rimangono poco definite le metodologie per la sua valutazione clinica.

Tra le strategie più efficaci per contrastare l’inflammaging si evidenziano la restrizione calorica, l’attività fisica regolare e l’impiego di composti bioattivi in grado di modulare la risposta infiammatoria. In particolare, l’attenzione della ricerca si sta concentrando su alimenti funzionali, nutraceutici e piccole molecole di origine naturale o sintetica, in grado di rallentare il processo infiammatorio cronico associato all’invecchiamento. Tali interventi rappresentano oggi un campo di crescente interesse, con potenzialità concrete per promuovere un invecchiamento sano e attivo.

Negli ultimi anni, diverse teorie hanno contribuito a chiarire i meccanismi che sottendono l'infiammazione cronica legata all’invecchiamento, tra cui la teoria ossidativo-infiammatoria. Essa descrive un quadro in cui l'attivazione dell'immunità innata e l'aumento di mediatori proinfiammatori promuovono uno stato infiammatorio cronico e persistente, con effetti dannosi per l'organismo. Un aspetto centrale è il progressivo aumento del carico infiammatorio con l'età, fenomeno che contribuisce alla fragilità e allo sviluppo di patologie croniche.

Tra i principali attori molecolari coinvolti nell’inflammaging vi sono le citochine proinfiammatorie, come TNF-α, IL-6, IL-1, IFN-γ e IL-18. I livelli di queste molecole aumentano significativamente negli anziani e sono associati a morbilità, mortalità e marcata fragilità. In particolare, l’interleuchina-6 (IL-6) è considerata un marcatore predittivo dell’infiammazione cronica senile. È stato osservato inoltre che specifici polimorfismi genetici, come quelli nei geni di IL-6, IL-10 e IFN-γ, possono influenzare la risposta infiammatoria e correlarsi alla longevità, come dimostrano alcuni studi condotti su popolazioni centenarie.

Un altro fattore chiave è lo stress ossidativo, determinato dall’accumulo di specie reattive dell’ossigeno (ROS). L’infiammazione cronica favorisce la produzione di ROS, creando un circolo vizioso che danneggia DNA, proteine e lipidi cellulari, compromettendo l’omeostasi e accelerando il declino cellulare. Questo processo è aggravato da un calo delle difese antiossidanti con l’avanzare dell’età, e può condurre a una riduzione dei livelli di ATP e all’aumento della permeabilità di membrana, contribuendo all'invecchiamento cellulare. La teoria ossidativo-infiammatoria dell’invecchiamento suggerisce quindi che l’assunzione regolare di nutrienti antiossidanti dotati anche di attività antinfiammatoria potrebbe ritardare i processi degenerativi legati all’età.

La senescenza cellulare rappresenta un ulteriore elemento fondamentale. Si tratta di uno stato di arresto irreversibile del ciclo cellulare, spesso innescato da danni al DNA, accorciamento dei telomeri o stress ossidativo. Le cellule senescenti si accumulano con l’età e producono un particolare secretoma infiammatorio (SASP) che promuove l’infiammazione nei tessuti circostanti. Studi genetici hanno collegato la senescenza e l’infiammazione all’insorgenza di malattie legate all’età, e l’eliminazione mirata di cellule senescenti è stata associata a una riduzione della fragilità e a un’estensione della longevità.

Infine, un ruolo rilevante è svolto dall’autofagia, il meccanismo attraverso cui le cellule eliminano proteine mal ripiegate e organelli danneggiati. Con l’invecchiamento, l’efficienza dell’autofagia tende a diminuire, favorendo l’accumulo di detriti cellulari e l’attivazione di risposte infiammatorie. Questo può includere la stimolazione dell’inflammasoma NLRP3, un complesso molecolare che promuove la produzione di citochine come IL-1 e IL-18. L’attivazione cronica dell’inflammasoma è stata associata a diverse patologie dell’invecchiamento, incluse malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2.

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